Giorgio de Chirico e Alberto Savinio, fratelli nella vita, vengono definiti i Dioscuri nell’arte del XX secolo: una coppia in cui i membri si completano reciprocamente. Fino al 30 giugno 2019 la Fondazione Magnani-Rocca (Mamiano di Traversetolo, in provincia di Parma) ospita la mostra “de Chirico e Savinio – una mitologia moderna” curata da Alice Ensabella, dell’Università di Grenoble, e Stefano Roffi, direttore scientifico della Fondazione Magnani-Rocca, dove è possibile vedere questi due grandi artisti che, con le loro opere, hanno posto le basi della Metafisica.

Nonostante il successo maggiore di de Chirico nella storia dell’arte, oggi sono stati ormai riconosciuti a Savinio merito e ruolo, insieme al fratello Giorgio, dell’elaborazione di concetti, temi ed estetica della metafisica. In questa mostra i lavori di Giorgio de Chirico risultano in relazione e in confronto con quelli del fratello Alberto, attraverso un percorso espositivo che, dalla nascita della metafisica, tratta sopratutto il tema del moderno ripensamento della mitologia – come appunto il titolo della mostra “una mitologia moderna” -, in una sorta di dialogo nel quale, come scriveva Jean Cocteau: «Sono l’uno la spiegazione dell’altro».

Sono esposte oltre centocinquanta opere dei due artisti, provenienti da varie collezioni quali la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, il Mart di Rovereto, la Fondazione Teatro alla Scala di Milano, il Fondo Ambiente Italiano, celebri collezioni quali la Collezione Barilla di Arte Moderna e gallerie da tempo impegnate nella valorizzazione dei due artisti. Non solo dipinti e lavori grafici, ma anche un’ampia produzione realizzata per il teatro, che si compone di 60 bozzetti e 7 costumi originali per l’opera lirica del Teatro alla Scala di Milano.

I fratelli de Chirico – di origine greca – ricevono un’educazione solida e internazionale, influenzata, oltre che da romanticismo, nichilismo tedesco e avanguardia parigina, anche dalla cultura classica mediterranea, sia greca sia italiana. Sono, infatti, definiti da Breton come degli interpreti della mitologia moderna, dalla capacità di ripensare al mito e alla tradizione classica, che faceva parte di loro e dalla quale erano influenzati, ma calandone i temi in una rappresentazione che coinvolgeva i grandi enigmi dell’uomo contemporaneo, per ricercare, attraverso le loro opere, una risposta.

Così Giorgio de Chirico, che già dall’adolescenza aveva individuato nella pittura la sua strada, dalla personalità decisa e concettuale, rappresenta profondi silenzi metafisici in cui tutto sembra immerso in un’atmosfera enigmatica e di attesa, quasi sospesa nel tempo. Atmosfere che, misteriose e oniriche, appaiono popolate da simboli il cui fine è provocare un estraniamento nell’osservatore. Alberto Savinio approda più tardi alla pittura rispetto al fratello: nasce come musicista e compositore, diviene in seguito scrittore e trentacinquenne si dedica alla pittura. Nelle sue opere, impregnate di una visionarietà fantastica fatta di colori vivaci, soggetti animati e oggetti inanimati si decontestualizzano a vicenda. Al contrario del fratello, però, Savinio riesce a inserire diverse componenti di ironia, parodia e citazionismo, che diventano di fatto gli elementi cardine della sua poetica.

L’influenza del mito, visibile in tutte le opere in mostra, non proviene solo dal rapporto stretto con la cultura greca, ma anche da colui che per entrambi gli artisti è stato il modello di riferimento: il pittore simbolista Arnold Böcklin. Così la mostra si apre proprio con un confronto dove le opere dei due artisti, rispettivamente il Prometeo (1908-10) di Giorgio de Chirico e il Prometeo (1929) di Alberto Savinio, trovano confronto con il modello ispiratore, in particolare con l’opera Prometheus del 1883.

La mostra si pone lo scopo di ricostruire criticamente la poetica dei due artisti, mettendone in evidenza affinità e contrasti presenti all’interno delle loro opere: i fratelli de Chirico, per loro stessa sensibilità, hanno avuto la capacità di tradurre in pittura, in letteratura o in teatro il fantastico mondo della mitologia e della tradizione. Pur affrontando entrambi temi come il viaggio, il mistero del distacco, la struggente commozione del ritorno, gli interrogativi della condizione umana, de Chirico e Savinio raggiungono risultati non solo stilisticamente ma anche iconograficamente molto distanti.

Beatrice Da Lan