A Venezia, fino al 7 settembre 2019, Marignana Arte presenta la mostra IDEAL-TYPES [Capitolo 2], a cura di Alfredo Cramerotti e Elsa Barbieri. La rassegna veneziana mette a confronto i lavori di Athanasios Argianas, Maurizio Donzelli, Nancy Genn, Artur Lescher, James Lewis, Alice Pedroletti, Antonio Scaccabarozzi e Verónica Vázquez.

Analizzare il la percezione del reale, per comprenderlo.
È la teoria sociologica di Max Weber il fondamento dei due curatori, Alfredo Cramerotti e Elsa Barbieri, che si rende manifesto nelle sale di Marignana Arte, a Venezia. “Studiare un’azione sociale senza ridurre le particolarità a una raccolta di eventi individuali, dobbiamo partire dalla percezione che l’individuo ha del mondo reale, questo progetto espositivo in corso è concepito come uno strumento speculativo che rende
possibile misurare la realtà: il tipo ideale (Idealtypus)”.
Ecco, allora che il “tipo ideale” si palesa in tutta la sua impossibilità di manifestazione; nella sua inconsistenza; in ciò che dovrebbe, ma non necessariamente potrebbe essere.
Empirismo e teorizzazione, velate – forse? – dall’elemento intrinseco dell’essere umano, ossia la perpetua speranza che la Ricerca giunga a compimento, si scontrano con ciò che è l’immanenza del quotidiano. Una utopia dispotica e, al contempo, illuminata, che si fa metronomo della rilevazione di ciò che esiste in natura. La Natura incomprensibile, misteriosa, esperienziale e così legata al vero da esserne primaria fonte di ricerca, conoscenza, contatto.
Si fa leva su ciò che si sa, per decifrare codici ancora ignoti, rifugiandosi in un pensiero che non riproduce fedelmente il reale, ma che si dimostra assai più accattivante. Il percorso si dipana da un capo all’altro, dalla mente all’oggetto, attraverso un susseguirsi infinito di voli pindarici che conducono a un’approssimativa veridicità di ciò che è il mondo. Espressione massima dell’individualità caratteristica di ogni persona, questo irrealismo concettuale definisce in modo estremamente – e vagamente, per opposto – concreto ciò che il soggetto pensi ancor prima dell’oggetto: ogni idea rimane, in fondo, figlia inimitabile della mente che l’ha partorita.
Il tipo ideale è, allora, una via di mezzo tra ciò che è oggetto e ciò che è pensiero, senza mai essere del tutto aderente a nessuno dei due: l’intangibile diviene chiave di lettura indispensabile per comprendere al meglio il vorticosa marasma che circonda l’essere umano.
Prima di qualsiasi altra effemeride.

Veduta allestimento Marignana Arte
Credits: Marignana Arte Venezia

Isolando un particolare fenomeno dal complesso delle interazioni e catturando elementi uniformi nella ripetizione dello stesso, ognuno procede nella strutturazione del tipo ideale che opera come un dispositivo di misurazione della realtà unilaterale e razionale. Le opere esposte mettono in dubbio lo spettatore, incoraggiandolo a sviluppare sempre nuove letture sull’essere all’interno di una conversazione visiva e spaziale. I tre bassorilievi della serie “Clay Pressings” (2016-18) di Athanasios Argianas suggeriscono uno spazio liminale in cui sistemi e meccanismi si scambiano liberamente con intuito. L’arazzo “Angelicato” (2014) di Maurizio Donzelli è il risultato di una ricerca approfondita sulla manipolazione dell’immagine. Opere su carta di Nancy Genn, “Construct Blu I” (2003), “Construct Yellow” (2003) e “Rainbars 6” (2011), sono terrosi, solidi, stratificati, pieni di spiritualità. Loro la materia pura e pura si adatta alle variazioni uniche di colori e trame, rilasciando un oggetto nitido e delicato lirismo. La scultura in acciaio “Sem Título, Da Série Nexus # 2” (2013) di Artur Lescher è composta da pezzi singoli in sospensione, che evidenziano il loro volume e negano l’azione della forza di gravità. Il lavoro su legno, pittura, resina e piombo di James Lewis, “Malattie di terre calde (Rhombus)” (2018), corrisponde a una costellazione di stelle estinte ed è un monumento visivo dell’impossibilità di definire il parametri della comprensione umana e degli sforzi. “Study for a sculpture” (2016-19) di Alice Pedroletti è una serie di fotografie e sculture di carta, accompagnate da schizzi, che ricreano a paesaggio ipotetico. Sono prototipi fragili e temporanei che costituiscono una città ispirata da forme organiche. Le opere della serie “Essenziali” (1990-95) di Antonio Scaccabarozzi sono autorappresentazioni del corpo pittorico; tratti liberi di colore puro, largo, obliquo, preciso e forte, senza alcun supporto. Risultato dell’interpretazione della pratica del montaggio e contemporanea tessitura, “De la série tapices con metales” (2016), “Escultura en acero I” (2016) e “Sin Título (Cosas, cajas, papeles o misterios) “(2018) di Verónica Vázquez esprimono il valore re-performante del materiale.