Per la prima volta a Bologna una grande mostra, presso l’incantevole Palazzo Pallavicini, dedicata a Vivian Maier (1926-2009). Per l’occasione è stata realizzata un’attenta selezione sulla base delle foto della Maloof Collection e della Howard Greendberg Gallery di New York. La rassegna bolognese, a cura di Anne Morin di DiChroma Photography, propone all’interno delle sale di Palazzo Pallavicini un percorso espositivo diviso in differenti sezioni tematiche: infanzia, autoritratti, ritratti, vita di strada, forme e colore. Una suddivisione che ripercorre appieno gli interessi di Vivian Maier, ciò che osservava attraverso la sua macchina e che l’ha resa una fotografa di una sensibilità impareggiabile. La selezione accurata a fronte delle migliaia di fotografie a disposizione, presenta ben 120 fotografie in bianco e nero, di cui 10 di grande formato, 90 di formato medio, più una meravigliosa sezione di 20 foto a colori relativa alla produzione degli anni Settanta dell’artista.

La donna invisibile che appariva solo in pellicola. La fotografa ossessionata dalla sua figura e dal bianco e nero urbano. Vivian Maier è ancora un mistero che si svela scatto dopo scatto. Di nazionalità americana ma con origini francesi e austriache, Vivian Maier visse tra l’Europa e gli Stati Uniti prima di tornare a New York nel 1951. Pochi anni dopo lasciò la costa orientale per Chicago, dove trascorse la maggior parte del resto della sua vita lavorando come badante ma fotografando incessantemente. Nel suo tempo libero, Vivian Maier scattava foto che lei nascondeva agli occhi degli altri, anche per questo il suo talento è stato scoperto tardi. La Maier si è lasciata alle spalle un corpus di oltre 100.000 negativi. Inoltre, la passione di Vivian Maier per la documentazione comprendeva una serie di film documentari fatti in casa e registrazioni audio.

Quando si trovò in una condizione di ristrettezza economica, fu salvata da tre dei bambini – divenuti adulti – a cui aveva badato molti anni prima. Le pagarono un appartamento prendendosi cura di lei. All’insaputa di tutti, uno degli armadietti messo all’asta a causa di pagamenti insoluti, conteneva un gran numero di negativi che aveva custodito gelosamente per tutta la sua vita. La massiccia opera della Maier è venuta alla luce quando nel 2007 il suo lavoro è stato scoperto in una casa d’aste di risparmio locale nel Northwest Side di Chicago. Da lì, la sua produzione fotografica avrebbe avuto un impatto su tutto il mondo e avrebbe cambiato la vita del personaggio che ha sostenuto il suo lavoro e l’ha portato all’attenzione del pubblico: John Maloof. L’uomo doveva fare una ricerca sulla città di Chicago e, avendo poco materiale iconografico a disposizione, decise di acquistare in blocco per 380 dollari, ad un’asta, il contenuto di un box pieno degli oggetti più disparati: cappelli, ricevute e…negativi e rullini ancora da stampare.

(Ha collaborato Lucia Antista)